Il porto di Roma


Il sesterzio di Nerone raffigura, sul retro, la vista dall’alto del porto di Ostia. Dall’osservazione della moneta apprendiamo che c’era un faro sormontato da una statua di Nettuno, che c’erano delle banchine e dei moli fatti a mezzaluna a formare una sorta di darsena rotonda all’interno della quale sono raffigurate un certo numero di navi da carico.
Sul basso è raffigurata una figura, forse il Dio Tevere, disteso ai piedi del porto, che tiene un delfino e una sorta di timone, come se fosse il custode del porto stesso o forse a voler indicare che dal porto si accedeva alla città di Roma attraverso il Tevere. Il sesterzio è stato coniato a Lugdunum (Città fondata da un generale di Cesare  e che significava Fortezza splendente), l’odierna Lione, nel 65 d.C. e pesa 31,62 grammi.

Sesterzio Nerone

Come capitale interna di un impero immenso, e di più di un milione di abitanti all’epoca di Nerone, Roma ha sempre contato molto sul suo accesso diretto al mar Tirreno, rappresentato dalla Colonia di Ostia, e ha sempre utilizzato le infrastrutture portuali della città sull’estuario del Tevere.

Tuttavia un sistema portuale vero e proprio, con un porto articolato e con darsene sufficientemente grandi da poter permettere l’attracco di molte navi onerarie di ogni nazionalità, non fu realizzato mai in epoca repubblicana, forse perché troppo costoso, forse per le scarse conoscenze ingegneristiche del tempo, ma forse soprattutto a causa dei lunghi anni di guerre civili che avevano imposto altri percorsi. Fatto è che le derrate di grano provenienti dal conquistato Egitto necessarie alla città, in epoca augustea, arrivavano al Porto di Miseno, nei pressi di Pozzuoli. E nello stesso porto di Miseno alloggiava la flotta Romana del grande Vipsanio Agrippa.

Ostia era certo un porto vicino a Roma, ma era un porto poco attrezzato per gli attracchi di grandi navi e soprattutto poco riparato dalle violente bufere di venti di Libeccio e Maestrale. Non c’erano dighe foranee che abbattevano le onde e gli effetti delle mareggiate erano spesso la distruzione delle imbarcazioni di legno. Ecco perché sono molti i ritrovamenti di resti di navi naufragate lungo la costa; solo il museo delle navi romane ne contiene otto esemplari, e circa dieci sono rimaste sepolte durante gli scavi dello scalo aeroportuale, mentre  l’ultima è stata scoperta recentissimamente durante i sondaggi per il Ponte della Scafa.

Porto di Ostia

Giulio Cesare, e in seguito Caligola, intuirono per primi l’esigenza di dotare Roma di un porto sicuro, anche perché il trasporto delle merci da Miseno a Roma, oltre che costoso e troppo lungo, era anche rischioso a causa dell’attraversamento, da parte delle carovane, delle paludi Pontine, territori che erano anche infestati da banditi e da animali selvatici, oltre che dalla presenza della malaria. Alla morte poco naturale di Caligola successe Claudio, il quale volle accelerare l’avvio della grande opera e utilizzò forse una delle grandi navi di rappresentanza di Caligola stesso per porre le fondamenta del faro del nuovo porto a nord di Ostia. Per avere idea del tipo colossale di nave da cerimonia caligoliana basta visitare il museo statale romano a Palazzo Massimo dove, tra le altre meraviglie, sono conservati i resti delle navi ritrovate nel 1920 nei pressi di Nemi e appartenute all’imperatore Caligola. L’opera risultò essere colossale e Claudio non riuscì a vederla completata, anche a causa del fatto che fu assassinato da un complotto ordito da Agrippina Minore, madre del futuro imperatore Nerone. Il quale invece completò l’opera e la fece oggetto di grandi celebrazioni e di massima propaganda (ecco, per esempio, il motivo della coniazione della moneta, essendo la moneta l’unico oggetto di propaganda che poteva raggiungere tutti i luoghi dell’impero) a sostegno del suo presunto buon governo. Con l’imperatore Traiano, circa 40 anni dopo Nerone, il porto divenne un vero sistema portuale, con la costruzione della darsena interna esagonale e con la realizzazione del canale di Fiumicino, che permetteva il collegamento direttamente al Tevere. E con un ponte, l’unico, che collegava la via Flavia alle strutture portuali traianee, intitolato a Matidia Augusta, sorella di Traiano e suocera di Adriano.


fonte http://www.unpontesultevere.com

Fonti storiche:
C. Pavolini, Ostia, Roma-Bari 1983, p. 58 e ss. Armando editore
O. Testaguzza, Portus, Roma 1970
R.A. Staccioli, Ostia Antica. La città portuale, in Tuttitalia. Enciclopedia dell’Italia antica e moderna, Firenze 1965, p. 378
G. Lugli., G. Filibeck, il Porto di Roma imperiale e l’agro portuense, Roma 1935
Francesco Panvini Rosati Introduzione alla numismatica antica, Roma 1963
Gaius Suetonius Tranquillus De vitae Caesaris
Publius Cornelius Tacitus: Annales